Secondo Ursula von der Leyen, i depositi bancari a basso rendimento nell’Unione europea ammontano a circa 10 mila miliardi di euro di risparmi delle famiglie. L’inquadramento politico è chiaro: l’Europa è in competizione con Stati Uniti e Cina. L’inquadramento economico riguarda l’efficienza. Il capitale in Europa è abbondante, ma non viene impiegato in modo produttivo perché i sistemi normativi nazionali continuano a dominare quello che resta un mercato unico più di nome che di fatto.
Una riforma strutturale e non una deregolamentazione
L’iniziativa non mira a smantellare le salvaguardie finanziarie. Punta invece ad affrontare la frammentazione. Nonostante decenni di integrazione, l’Europa opera ancora attraverso 27 sistemi finanziari nazionali con pratiche di vigilanza, standard di reporting e procedure legali differenti. La frammentazione aumenta i costi di conformità, complica l’allocazione transfrontaliera del capitale e impedisce a un mercato di 450 milioni di consumatori di ottenere vantaggi di scala.
Bruxelles punta a una vigilanza unificata, a regole di quotazione semplificate, a una riduzione della burocrazia e a un quadro di cartolarizzazione più coerente. L’obiettivo è rendere l’investimento transfrontaliero una prassi ordinaria anziché un’eccezione. I leader dell’UE hanno segnalato la volontà di procedere con una prima fase di attuazione incentrata sull’integrazione dei mercati e sulla convergenza della vigilanza, con un calendario iniziale che si estende fino a giugno 2026.
La cartolarizzazione resta un tema sensibile. Sotto un’adeguata supervisione può funzionare come un efficace meccanismo di trasferimento del rischio per le banche e come strumento per riciclare capitale, aumentando la capacità di credito senza espandere i bilanci. Politicamente, tuttavia, rimane associata alle instabilità finanziarie del passato, rendendo la riforma delicata.
Perché la finanza immobiliare osserva con attenzione
Sebbene la riforma non sia specifica per settore, l’immobiliare commerciale si trova vicino al meccanismo di trasmissione finanziaria che Bruxelles intende migliorare. I mercati immobiliari europei restano fortemente dipendenti dal credito bancario. Quando le condizioni finanziarie si irrigidiscono, i rischi di rifinanziamento aumentano rapidamente e in modo disomogeneo tra le diverse giurisdizioni.
L’effetto probabile di una più profonda integrazione dei mercati dei capitali sarebbe graduale piuttosto che drastico. Un mercato più integrato potrebbe ampliare la base di investitori per gli asset europei, attenuare i cicli di rifinanziamento e ridurre i costi strutturali di frizione che variano tra i Paesi. Anche riduzioni modeste della duplicazione normativa possono tradursi in risparmi significativi in termini di punti base per progetti di larga scala.
Per sviluppatori e proprietari di asset, l’importanza risiede meno nell’annuncio della riforma e più nella resilienza sistemica. Un mercato dei capitali funzionante su scala continentale ridurrebbe la natura binaria dei cicli del credito derivanti da sistemi bancari concentrati a livello nazionale e migliorerebbe l’allocazione transfrontaliera del capitale.
Vantaggio competitivo con garanzie
La Commissione ha inoltre avviato consultazioni sulla competitività bancaria e sulla semplificazione normativa. La commissaria ai Servizi finanziari Maria Luís Albuquerque ha sottolineato che la competitività deve essere accompagnata dalla resilienza. La Commissione sta raccogliendo feedback su come i quadri normativi esistenti funzionino nella pratica e su dove sia possibile semplificare senza compromettere la stabilità finanziaria.
La credibilità dell’iniziativa dipenderà dall’attuazione. Le autorità di vigilanza restano gelose delle proprie competenze e l’integrazione economica ha spesso incontrato resistenze politiche. Von der Leyen ha suggerito che una cooperazione rafforzata tra un gruppo di Stati membri potrebbe essere presa in considerazione qualora non si raggiungesse l’unanimità.
Una scommessa strategica sulla scala
Il settore finanziario europeo è in espansione e i decisori politici sostengono che una più profonda integrazione dei mercati dei capitali potrebbe aumentare significativamente la scala e l’efficienza dei canali di finanziamento nei prossimi anni. Se Bruxelles avrà successo, il risultato non sarà un’immediata esplosione del credito, ma un’architettura finanziaria più resiliente e scalabile. In caso contrario, l’Europa continuerà a operare con abbondanti risparmi ma con un’integrazione limitata.
Poiché circa la metà dell’attività bancaria dell’UE è già di natura transfrontaliera, la riforma riguarda tanto l’allineamento delle regole all’interno di gruppi integrati quanto l’armonizzazione a livello legislativo. Si tratta di un’iniziativa strutturale complessa con implicazioni per infrastrutture, immobiliare e altri settori ad alta intensità di capitale. L’ambizione è trasformare la scala economica dell’Europa in un vantaggio finanziario piuttosto che in un vincolo normativo.
